L’attimo del molteplice

15,00

Esiste un attimo e tutti gli altri che scorrono fluidamente ed ininterrottamente sono solo in funzione di esso o esistono attimi molteplici ed infiniti che nella loro fluidità dileguano l’attimo singolo rendendolo inesistente?
Questo eterno interrogativo che ha attanagliato le più brillanti ed affascinanti dottrine di grandi maestri della metafisica sembra, però, rimasto orfano di degna risposta.
Eugenio Ressa, non ambisce a fornirne una in modo definitivo. Non potrebbe.
Nel “L’Attimo del Molteplice” alza l’asticella rispetto al suo lavoro precedente inoltrandosi in un percorso romanzato complesso. Complesso perché penetrante ancor di più nei meandri della mente umana e della coscienza più profonda.

Descrizione

Informazioni aggiuntive

Anteprima non editata

-Signor Mac, il suo caffè freddo-.
L’anziano settantenne non distolse lo sguardo dall’orizzonte. Seduto debosciata mente in posizione sbilenca con la mano sinistra adagiata sul bracciolo della sediolina di plastica e la destra a sostegno del mento con il gomito poggiato sull’altro bracciolo, sembrava non essersi nemmeno accorto del sopraggiungere del ragazzo del bar. I suoi occhi semichiusi esibivano uno sguardo stanco come quello di chi non è stato ancora in grado di riprendersi da una sorta di dormiveglia duratura e intensa.
-Grazie. Lascialo lì sul tavolinetto- sussurrò flebilmente.
Il ragazzo annuì educatamente e posizionò il bicchiere scostando con cura delle tazzine lasciate lì probabilmente da altri clienti poi andati via.
-Ah, scusami, potresti portarmi anche una minerale piccola? -.
-Certo signor Mac, assolutamente, vado subito, anzi … ci metto solo un attimo-.
Mac lo seguì con la coda dell’occhio allontanarsi verso il bar adiacente all’ingresso del lido. La sua testa, in perfetta coordinazione col busto, non si era smossa che di pochi centimetri. Egli continuava a osservare il cielo come se avesse focalizzato un punto fisso dal quale non potesse prescindere alcunché di circostante.
Erano le sei del pomeriggio circa. Un leggero quanto piacevolissimo venticello soffiava con delicatezza scostando qualche briciolo di biscotti e qualche granello di sabbia cosparso lì sul pavimento.
Ragazzini giocavano dirimpetto sulla spiaggia sottostante oltre la zona degli ombrelloni fino al bagnasciuga. Essi si agitavano e correvano da un lato all’altro dell’area delimitata da bastoncini aventi lo scopo di disegnare una sorta di piccolo campo di calcio ai cui margini si posizionavano, rispettivamente, altri due ragazzi aventi funzioni di portiere. Il pallone, un classico super Santos arancione, volava, preso a calci da tutte le parti, distribuendo nell’aria e negli occhi di qualche bagnante acqua mista a sabbia cagionando fastidio aggravato oltremodo dal chiasso prodotto dal caotico incontro agonistico in atto.
Ad un tratto la sfera si stampò violentemente sul viso di una malaugurata signora seduta nella prima fila di ombrelloni causando la drammatica caduta al suolo dei suoi pregiati occhiali da sole.
– Maledetti disgraziati! – Urlò alterandosi e sollevando il suo pesante corpo dalla sdraio.
I ragazzi, impietriti dall’accaduto, si avvicendavano nel tentare meschinamente di guardare altrove arrabattandosi nel fare in modo che il fatto potesse non riguardarli. Alcuni, situati nelle retrovie rispetto alla ridicola scena, si dileguarono tuffandosi velocemente in acqua.
Correndo sopraggiunse Mario, il titolare del Lido Serapide. Egli era uno dei due figli degli originari proprietari del famoso ed altisonante stabilimento balneare., Tale struttura, resasi nota per la particolarità di trovarsi giusto in mezzo a tutti gli altri lidi, vantava ulteriormente i meriti di essere caratterizzata da rigide regole disciplinari, decretate queste allo scopo precipuo di allettare quella parte di pubblico più di élite della zona nonché più danarosa ma propensa alla tranquillità ed al riposo.
In realtà, Serapo, la zona balneare di Gaeta, è tutta quanta un sito estivo predisposto più al relax che alla vita sfrenata ed ai bagordi notturni. Non che non ci siano discoteche e luoghi per divertirsi di notte, ma la verità è che il bacino di utenza di questo posto predilige nella stramaggioranza dei casi il cosiddetto quieto vivere. Una cena a base di pesce, una pizza, un bar sul lungomare per bere qualcosa o anche solo una passeggiatina all’aria aperta nella caratteristica zona nel porto sono i passatempi preferiti dalle famiglie che storicamente hanno acquistato immobili in tale aria territoriale.
Più che altro verso le due di notte si intravede ancora qualcuno gustare un cornetto al “Brio Bar”, caratteristica location per gli amanti della colazione diurna e notturna. Difficile scorgere successivo movimento oltre questi orari. La mattina alle nove la metà dei vacanzieri locali è già tutta in spiaggia.
-Allora? Cosa state facendo? Dovete essere impazziti!” Tuonò profondamente indignato, Mario riversando il suo sguardo dittatoriale a destra e a manca onde individuare i colpevoli di tali effrazioni. Il suo viso carico d’ira esibiva sudorazione sulla fronte, due guance gonfie e violacee ed anche la sua camicia dai disegni e da colorazione hawaiana a maniche corte alquanto pacchiana era anch’essa bagnata di sudore. Il sole anche a quell’ora non particolarmente forte risultava tuttavia abbastanza riscaldante sicché anche qualche piccolo ripetuto movimento era idoneo a provocare riscaldamento corporeo in eccesso.
Riuscì ad acchiappare due di loro.
– Vi avevo già avvisato l’altra volta. – Continuò urlando e tenendo contemporaneamente per le braccia i due “arrestati in flagrante”. –- Parlerò con i vostri genitori, forse qualcuno non ha ancora compreso come vanno rispettate le regole di questa struttura. –.
Uno dei due ragazzi rimasti immobili e dalla paura della ramanzina forse eccessivamente isterica e dal fatto di sentirsi bloccato dal persecutore, esclamò timoroso: – Ma signor Mario non stavamo facendo nulla di male, stavamo solo passandoci la palla. -.
Mario, dall’alto del suo metro e ottanta, si chinò verso il ragazzo ed imbestialito ancor di più, disse: – Passandovi la palla? Ma mi prendi per il culo? E quei bastoncini ficcati nella sabbia a cosa servirebbero, per stendere i panni al sole? –
Il ragazzo, oramai sprovvisto di ulteriori giustificazioni, tacque lasciando in basso la direzione dei suoi avviliti occhi.
– È evidente che avevate montato un campo di calcetto. Sapete bene che è vietato anche solo giocare a pallone sul bagnasciuga. La capitaneria di porto qui non scherza. I lidi a fianco hanno già preso multe e verbali in quantità industriali -.
Non aveva torto. Gaeta è famosa anche per la meticolosità delle forze dell’ordine, specialmente la guardia costiera ed i vigili urbani, storicamente hanno sempre seminato il panico tra i locali e tra i turisti. –- Il mio lido vanta la disciplina più rigida ed è proprio questo che garantisce la tranquillità più godibile per i nostri clienti. –

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Spedizione prevista per Luglio 2021

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