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Pietra di Sangue

15,00

«Moriresti stanotte per amore?
A cosa sei disposta a rinunciare per amore?
Unisciti a me nella morte, questa vita non è degna di essere vissuta…»

 

Descrizione

Serena Santarsia è nata il 15 Settembre del 1990. Diplomata in tecnico della gestione aziendale, da sempre coltiva la passione per la musica love metal, lettura e scrittura.

”Pietra di sangue” segna il suo esordio letterario, con la casa editrice WritersEditor.

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Anteprima

Il cielo era terso, con deboli raggi che filtravano attraverso le persiane della mia camera ed era cominciato un altro giorno.
L’ennesima alba nella quale sarei rimasta in solitudine nella mia stanza ad ascoltare la musica, vagando nei miei ricordi. Quei ricordi che continuavano a farmi male come pugnali conficcati nello stomaco.
Era tutto silenzioso, si poteva avvertire una quiete sovrana e godersi quella pacatezza in tutti i suoi attimi. Avvolta ancora nella trapunta, il mio sguardo si perse tra la luce solare che diventava sempre più intensa. L’alba si rinvigoriva portando via con sé quella tranquillità; il risveglio si era fatto più pesante e non avevo nessuna voglia di scendere al piano sottostante per fare colazione, così rimasi immobile a osservare il soffitto fino a perdermi nei miei pensieri come accadeva da circa un anno.
Mesi nei quali avevo perso tutto ciò di più caro e nulla aveva avuto più senso. L’essermi salvata da un tragico incidente d’auto non faceva di me una miracolata: per me significava essere intrappolata in un mondo al quale non volevo più appartenere.
La morte di Jared aveva spazzato via qualsiasi interesse nella mia vita, mi sentivo vuota e amareggiata; costantemente senza respiro.
Ero incapace di vivere o di morire.
Che senso aveva continuare a respirare se dentro mi sentivo sprofondare nei baratri della mia stessa esistenza? Una caduta senza fine, non toccavo mai il fondo e qualsiasi appiglio attorno a me si faceva debole man mano che la depressione si faceva più profonda. I farmaci che il Dott. Born mi aveva prescritto due mesi dopo l’accaduto mi avevano assuefatto e la mia mente si era fatta confusa e raccapricciante. Non volevo più prenderli, temevo gli effetti che mi stavano procurando; avviluppavano in me un vuoto che mi faceva credere a cose che non esistevano.
Il mio ventunesimo compleanno era vicino: un anno di esistenza indegna di essere vissuta, pensai con le lacrime agli occhi. Mi girai da un lato del letto e presi la fotografia di Jared sopra il comodino, accanto agli psicofarmaci.
«È questo quel che ha in serbo per me il futuro? Diventare una tossica di antidepressivi che mi faranno dimenticare di te?»
– Mi chiesi con voce strozzata -.
Avevo smesso di andare alle sedute del Dott. Born perché non ne avevo fruito beneficio. Si arricchiva solamente dei soldi dei miei genitori e avevo perso qualsiasi speranza nell’uscire da quel tunnel. Oppure era solo una scusa per uccidermi con le mie stesse mani.

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Spedizione prevista per Settembre 2020

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